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PIU' TERZIARIO PIU' SVILUPPO
L’ultimo decennio è stato portatore di una sorprendente accelerazione della crescita e diffusione nel nostro Paese delle attività terziarie, non solo di quelle di più lunga tradizione, legate al sistema del commercio, ma soprattutto di quelle avanzate, in grado di rispondere alle nuove e mutevoli esigenze sia delle imprese che delle famiglie. Gli ineludibili, a tratti complessi, fenomeni di svuotamento delle imprese dalle proprie funzioni materiali, con il loro portato di standardizzazione e ripetitività delle funzioni, lasciano spazio crescente ai sistemi produttivi terziari, conferendo ad essi un ruolo chiave, o meglio sarebbe dire “la” funzione cardine, nei processi di crescita del Paese. I fattori materiali lasciano, dunque, il posto all’immaterialità, fatta di servizi, relazioni, competenze e conoscenze, rovesciando totalmente le logiche produttive del passato. Non deve pertanto sorprendere che il passaggio alla modernità - dal fordismo al postfordismo - sia stato generato anche nel nostro Paese proprio dalla progressiva affermazione delle attività terziarie, oggi struttura portante della nostra economia, perché capace di contribuire alla formazione di oltre il 60% del valore aggiunto nazionale, di assorbire più del 50% del totale degli occupati, di crescere in termini sia di unità produttive che in termini di addetti a ritmi più che doppi di quanto è possibile registrare nel primario e nell’industria. Se il nostro sistema produttivo si svuota, ormai progressivamente, dei contenuti manifatturieri, parallelamente esso si arricchisce di nuove funzioni terziarie, in buona misura a elevato valore aggiunto, capaci di compenetrare e modernizzare filiere e sistemi industriali e agricoli, guidando i processi di sviluppo del Paese e del suo tessuto produttivo, generando competenze nuove, proponendo format di impresa (si pensi alle continue evoluzioni della moderna distribuzione commerciale) e soluzioni gestionali sempre nuove. E’ definitivamente tramontata la fase in cui il terziario svolgeva un mero ruolo di supporto ad altri comparti, quasi un ruolo di follower nei processi di crescita del Paese, come negli anni ’50, ’60 e ’70 del secolo scorso; viceversa, occorre prendere atto che il complesso e articolato sistema dei servizi è oggi driver dello sviluppo, proprio perché esso è un veicolo di modernizzazione grazie alle funzioni a elevato valore aggiunto che gli sono propri, come i servizi finanziari, la gestione delle reti distributive e la logistica, il marketing strategico e operativo, la ricerca e i servizi a supporto dell’innovazione, solo per citare alcune delle componenti tra le più rilevanti. Ma anche i segmenti terziari di più lunga tradizione, come il commercio, procedono oggi verso rapidi processi di modernizzazione, registrando performance eccellenti, come nel caso della grande distribuzione organizzata, o quella tradizionale che sempre più evolve assecondando i mutati stili di consumo degli italiani. La stessa complessa articolazione del terziario è in gran parte testimonianza della vasta “potenza di fuoco”, in termini di creazione di ricchezza e di capacità competitiva, che esso è in grado di generare. Il terziario si sostanzia oggi in oltre 3 milioni di unità locali delle imprese, un’agorà talmente vasta e ricca di professionalità, in grado di operare su fronti e con modalità spesso molto diverse: - per le imprese, offrendo servizi avanzati alla progettazione e pianificazione delle attività produttive, alla produzione, alla distribuzione e vendita di prodotti, alla ingegnerizzazione di sistemi complessi; - per le famiglie, attraverso format distributivi e canali commerciali sia di carattere tradizionale che sempre nuovi, servizi alle persone, servizi finanziari e assicurativi, attività professionali, servizi turistici e per il tempo libero; - secondo schemi puntiformi, con unità fortemente radicate nel territorio di appartenenza, come nel caso della distribuzione commerciale tradizionale o del terziario avanzato di piccole dimensioni; - secondo sistemi a rete, come nel caso delle attività finanziarie e bancarie, dei servizi di comunicazione e di telecomunicazione, dei servizi logistici e di trasporto. Questo ordito complesso raccoglie in sé circa il 60% delle imprese totali operanti in Italia e anche escludendo il vasto sistema del commercio, le imprese di servizi (servizi alle imprese e alle persone, esclusi quelli della Pubblica Amministrazione) rappresentano il 37% del totale del nostro sistema produttivo, superando il 40% se si aggiungono le attività terziarie legate al turismo, oggi in forte espansione. In un contesto siffatto, in cui le filiere del terziario acquistano forza predominante nei processi produttivi, si attua un deciso rivolgimento di ruoli tra i vari settori; e in particolare tra industria e sistema dei servizi, laddove non è più la prima ad essere trainante per la seconda (con la propria domanda di servizi) ma è il terziario a occupare, in modo efficiente, spazi tradizionalmente dell’industria, compenetrandosi con quest’ultima: è il caso delle private labels (con marche commerciali) prodotte e gestite direttamente dalle grandi catene distributive, è il caso della Grande Distribuzione Organizzata, che di fatto opera su larga scala e con processi propri dell’organizzazione industriale, è il caso, ancora, della crescente componente di servizio oggi inclusa nei prodotti manifatturieri, per i quali sono necessarie attività di progettazione, di gestione delle linee logistiche, di programmazione delle vendite, di distribuzione e commercializzazione. Il nostro sistema produttivo oramai da anni non si incardina più nello schema “terziario-industria”, bensì in quello “industria-terziario”, ossia un rapporto in cui l’occupazione, gli investimenti, la creatività e le risorse si trasferiscono dalla prima al secondo, con processi moltipilicativi della crescita. Non è un caso se tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 la crescita del valore aggiunto di quasi tutti i comparti terziari si è rivelata sistematicamente superiore al tasso di crescita medio complessivo dell’economia nazionale. Solo per citare qualche caso significativo del ruolo portante e della capacità di contribuire alla crescita economica da parte del terziario è possibile rilevare come tra il 1999 e il 2003 il valore aggiunto è aumentato: - dell’14,2% nel comparto dei servizi di trasporto e delle comunicazioni; - dell’11,4 nel comparto dei servizi di intermediazione mobiliare, finanziaria e delle attività immobiliari; - dell’8,9% nei servizi legati alle attività turistiche; - del 6,5% nel sistema della distribuzione e del commercio; a fronte di una crescita complessiva del 6,3% del valore aggiunto totale e del 2% nell’industria. Non suoni dunque come vuota retorica l’idea secondo la quale le possibilità di ripresa economica e di recupero di competitività del sistema produttivo italiano, oggi in affanno, risiedono probabilmente in larga misura nella spinta propulsiva che il terziario, nelle sue molteplici componenti, saprà offrire. In questa prospettiva sarebbe pertanto opportuno che venisse colmata la perdurante carenza di specifiche strategie di investimento e di sostegno sul piano istituzionale, strategie che nel lungo periodo hanno ampiamente sostenuto il sistema industriale e quello dei servizi di natura pubblica, tralasciando o destinando solo risorse residuali a quella parte del sistema terziario che funge oggi da motore della crescita. (Rapporto Censis-Confcommercio)
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